Terzo Premio: Sarah Barberis, 3 G

Puglia mon amour

La serata stava riuscendo, l' attico era ormai pieno di amici, contenti di essere stati invitati a quella cena fredda, ma pochi sapevano che era in onore dell' ospite di passaggio, il filosofo Gerar.

Geràr, il massimo esponente della filosofia dittatorial-liberal-filo-esponenzialista, era un ometto piccolo, rotondo, di capigliatura rada, faticosamente stiracchiata su tutta la superficie cranica, con evidente tormento dell' esigua massa tricotica.

Gli occhietti porcini spiavano con alterigia l' ambiente circostante, nascosti dietro spesse lenti che gravavano sull' aguzza punta del naso.

La particolare conformazione delle ossa cervicali, ahimè, lo obbligava a basculare ritmicamente la testa avanti e indietro, riproducendo perfettamente la danza d' amore della tartaruga lacustre del bacino Strogaloff.

Ci scusiamo anticipatamente con la tartaruga se da ciò dovesse sentirsi offesa.

Era un uomo piccolo, superbo e tremendamente sofisticato; insomma,un genio.

Lui infatti, di recente, aveva elaborato in un suo testo la brillante definizione cosmico-naturalista-cyber-post-moderna-colossal-esistenzialista-post-prandiale dei nostri amari tempi di dittatura autoimposta, asserendo categoricamente: " La vita è brutta, brutta, brutta."

Geràr stava in silenzio al centro della stanza e ruminava elegantemente una gourgère di simil-gambero attinta dal ricercatissimo buffet che la contessa Sfrancoise aveva allestito nel suo attico minimal-hi-tech per il grande evento.

La crema di Parigi era lì quella sera.

Il filosofo, infatti, rarissimamente lasciava il suo loculo in rue de Fourcy, tantomeno per un volgarissimo evento mondano.

Pochissimi conoscevano la sua faccia; persino la Contessa era stata avvisata al suo arrivo, per evitare brutte figure.

Aveva cercato di intrattenere una conversazione arguta con lui, ma il nostro filosofo si era allontanato apostrofandola, si vocifera, " sguaiata oca ripulita" .

Lo seguivano da lontano con occhi adoranti e amorevoli tre individui che avevano avuto l' onore di conoscerlo: il designer demenzial-futurista Hgkihjsdy di presunte origini magiare, il disoccupato dandy radical-chic Carouselle ed infine l' alto, torvo e di nero vestito Grisolle, poeta mutista; aveva smesso di parlare cinque anni prima, dichiarando solennemente: " --- ---- , ------ ---- -- -----!".

La festa procedeva bene e gia tutti si stavano raffinatamente annoiando quando la porta principale si spalancò in un turbine di collera e cellulite e subito si avvertì distintamente nella stanza un' aroma di pane di Altamura e cozze.

Nessuno seppe distinguere la figura muflonica che caracollando attraversò la stanza puntando minacciosamente Geràr.

E fu in quel momento che Grisolle, tradendo clamorosamente i capisaldi della sua poesia, si avvicinò alla Contessa e disse: " Madame, mi permetta una parola, chi mai potrà essere quella volgare tett- oops, procace donna che ha avvicinato imprudentemente il nostro beneamato?".

" Oh, buon dio, non saprei! Che assurdità! ......... Geràr sembra intimorito, e l' ascolta umilmente! Che sia la sua compagna? Non posso neanche immaginare il nostro illuminato appaiarsi ad una .....mi scusi il termine ...... scrofa di tal fattura!".

La donna, dopo aver allontanato i tre angeli custodi di Geràr, insultandoli in dialetto basso pugliese-lucano-tarantino, sbraitò: " E mmo' bbasta!". Si voltò, roteando abilmente il mattarello in una mano e si rivolse a tutta la sala: " Lo vedete questo qua? Sapete chi è?"

Uno degli invitati si alzò indignato ed esclamò: " Ma bien sure, lui è il grande, l ' unico, il massimo, il sublime Geràr! Il più grande pensatore di tutti i tempi! Amato dal nostro benevolo e munifico dittatore globale e premiato ufficialmente dal Ministero del Libero Pensiero Unico . E che diamine, signora!"

La misteriosa donna , in preda a risate isteriche, rispose: " Chiii? Ma l' hai visto in faccia? Questo è Pasquale Maruccia! Ma quale filosofo?! Fa il camionista da dieci anni! Trasporta per l' esattezza maiali e tacchini ! Tre volte a settimana fa la tratta Trepuzziammare-Parigi e mo', per caso, scopro che quando viene accà, il filosofo fà..... mannaggia all' oste! Ma sapete chi li scrive quei libri? Chi versa il sangue sulla carta fra un' orecchietta e una cima di repa? La sottoscritta, Concetta Crocifissa!

Ma Pasqualino, 'sto fetente, sempre mi dice che la Harmony non li vuole pubblicare! E allora Pasqualino mio cheffà? Li pubblica in Francia e si fa bbello lui!"

A quel punto la Contessa scattò in piedi,mettendo a rischio le trentaquattro protesi che proteggevano l'ambiente circostante da cedimenti adiposi improvvisi, e disse:" Ma come pensa di accostare ai libercoli di Harmony le pregevoli composizioni, le alte riflessioni sul sublime amore, le cupe ossessioni che attanagliano l'esistenza descritte magistralmente nei libri di Geràr?... Ma insomma, Geràr, dica qualcosa! Non può farsi offendere in codesta maniera!".

Geràr, in lacrime o forse semplicemente sudato, biascicò ignominiosamente: "Beh, 'nsomma.... mannaggia 'lli morti! M'hanno beccato!".

La Contesa svenne e cadde nobilmente nella sangrìa di banane tropical-plasticose; intervennero due invitati per soccorrerla, ma entrambi, scivolando, rovinarono sul vassoio di tartine di quasi-caviale.

Nel marasma e nello scandalo generale, Concetta piegò il marito e lo depose nella borsetta, sulla quale un'etichetta recitava:" Ai lov Puglia".

Tuonò, rivolta ai tre ammiratori di Geràr-Pasquale:" E voi tre, Peppino, Vincenzo, Giuseppe, andiamo, si torna a casa, subito!".

Un gornalista presente alla festa telefonò immediatamente in redazione:"Pronto? Sono Corbelli, allora in prima pagina, sposta l'articolo sulla guerra nei Balcani, si, si, si, al suo posto metti questo titolo a nove colonne: GERAR CAMIONISTA: LA FINE DI UN'ERA?".