Secondo Premio: Luisa Bove 2D

 

Notte insonne

La serata stava riuscendo, il piccolo attico era ormai pieno di amici, contenti di essere stati invitati a quella cena fredda, ma pochi sapevano che era in onore dell’ospite di passaggio, il filosofo Gerar.

"No, così non può andare".

L’autrice, sempre troppo autocritica nei confronti dei suoi incipit, si accende una sigaretta e cestina per l’ennesima volta il frutto del lavoro di una notte.

Quinta volta, per la precisione.

Cinque racconti, storie, mondi interi, avevano tentato di aprirsi tramite la sua penna, il suo cervello, la sua fantasia, e ogni volta la sua insicurezza li aveva accartocciati. Soppressi.

Il primo e il secondo erano stati bollati rispettivamente come "troppo fantasioso" e "troppo cupo" - visto cosa fa l’insicurezza? Come può un racconto essere troppo cupo? Può essere cupo, certo, ma chi stabilisce il limite superato il quale un lettore non potrà fare altro che sentenziare "troppo cupo"? - mentre il terzo tentativo…che difetto aveva? Non riesce a ricordarlo, ora, nel suo piccolo attico, sola con la sua sigaretta (la quinta).

Eppure qualche guaio doveva averlo quel terzo inizio, altrimenti come si spiega che sia in fondo al cestino in compagnia della fantasia più fantasiosa e dell’inquietudine più inquieta?

Ricorda invece l’incipit numero quattro. Era una brutta copia del quinto. C’erano lo stesso attico, la cena e un ospite.

Dopo aver cestinato il tutto - più per abitudine ormai che per qualche vera ragione - e dopo la quarta sigaretta nell’attico, se ne era chiesta il motivo. Non c’era!

Presa da una grande fiducia in se stessa allora aveva ricominciato col quinto tentativo, accartocciando e cestinando solo la sua insicurezza, questa volta.

Si erano aggiunti dei particolari:l’attico era pieno di amici, la cena era fredda e l’ospite era il filosofo Gerar.

Reminescenza infantile. Gerar era il protagonista delle storie che suo padre con pazienza estrema inventava per lei quando era bambina, nella speranza (ingenua) di farla addormentare e ottenendo puntualmente le sue domande sfiancanti, ma incredibilmente tenere.

Come le era tornato in mente il filosofo Gerar? Che ci faceva nell’attico con la cena fredda e gli amici?

"No, così non può andare".

Nuovo crollo dell’autostima. Nuovo canestro nel cestino.

Decide che anche per questa notte è abbastanza. Cinque tentativi in fondo sono una buona media.

Alcune notti, quando la smania di scrivere si fa davvero insistente può arrivare anche a dieci, quindici sigarette e altrettanti incipit.

Sa dall’inizio la fine che faranno. Eppure adora sapere che chiuse in un cestino ci sono situazioni "accartocciate", che se solo volesse potrebbero diventare veri mondi a parte.

Ricorda che ai tempi in cui il filosofo Gerar infestava le sue notti, pensava che un giorno sarebbe diventata una grande scrittrice. Poi ha scoperto di non essere abbastanza forte e lentamente ha rinunciato.

Già nel salire le scale per raggiungere l’attico sa che la nottata si ridurrà a nicotina e spreco di carta.

Ma non gliene importa niente.