Angelo Brofferio


Angelo Brofferio nacque nel 1846.

Nominato professore nel Liceo di Savona, nel 1868 lascia l'insegnamento pubblico per recarsi a Parigi, dove occupa sei anni nell'insegnamento privato.

Nel 1871 ottiene dalla Regia Accademia di Napoli un terzo di premio per il suo studio La dottrina di Socrate secondo Senofonte, Platone e Aristotile.

Dal 1877 al 1889 insegna Latino e Greco al collegio Calchi-Taeggi. Alla fine del 1880 la Regia Accademia dei Lincei gli conferisce il primo accessit per il suo lavoro (incompiuto) Psicomitologia. Nello stesso anno è nominato Professore al Collegio Militare di Milano.

Dal novembre 1884 insegna presso il Liceo-Ginnasio "Manzoni", allora istituito. Il 10 dicembre dello stesso anno ottiene il gran premio dell'Accademia dei Lincei per il suo studio Le specie dell'esperienza.

Come osservò Giorgio Finzi nella sua commemorazione funebre, "Così crescevano le occupazioni didattiche, mentre pur troppo andava peggiorando la sua salute, che era stata sempre assai debole" (In memoria di Angelo Brofferio, 1894, p. 30).

Dopo aver pubblicato nel 1889 il Manuale di psicologia, fu attratto dalla "psicologia sperimentale occulta", da cui solo sperava "la spiegazione di quell'enigma umano, che nel Manuale di Psicologia si trovava imparzialmente discusso, ma onestamente dichiarato insoluto" (ivi). Questo interesse confluì nel suo libro Per lo spiritismo (1892).

Dopo la sua morte, avvenuta nel 1894, apparve il libro L'enigma umano, la cui prefazione egli scrisse negli ultimi mesi di vita.

Così ne ricorda la figura di docente Giorgio Finzi, suo ex-allievo: "Conobbi il Brofferio nel 1881 [...]. A tredici anni non si ama la scuola, colle sue lezioni, coi suoi esami [...]. Ora le lezioni del Brofferio interessavano persino noi: e, poiché egli aveva anche bontà dipinta sul viso, dopo ogni lezione eravamo incoraggiati ad accompagnarlo con domande lungo i corridoi del Liceo, così come dopo ogni anno di studii, gli rimanevano intorno i più curiosi, esigendo quasi da lui una continuazione ed un maggior svolgimento del suo corso. Perché affascinava con la sua conversazione? Essa sembrava un mosaico, ove i vivi colori fossero disposti ad arte: poi si vedeva come essi fossero anche ordinati a scienza. Egli sapeva essere attento a qualunque argomento: ma non sapeva tacere quali fossero secondo lui i più importanti. Dal gigantesco lavoro del raccogliere nozioni esatte di qualunque scienza, dalla filologia alla matematica, da Aristotile a Karl Marx, egli era uscito infine senza un pregiudizio, senza una traccia di misoneismo, senza un sistema a priori ove costringere il suo sapere - colla chiara idea di progresso, di libertà, di giustizia - colla potenza di rischiarare a sé nella ricerca, a noi nell'insegnamento, ogni difficoltà [...]. Dall'88 in poi era continua la sua occupazione: dell'immortalità dell'anima nel senso della nuova psicologia: della riforma sociale nel senso del socialismo scientifico".

Della sua idea della filosofia e dell'insegnamento della filosofia si trova un chiaro saggio in un breve inedito custodito presso l'Archivio storico del Liceo "Manzoni".